Durante la dittatura fascista i muri di tutta Italia vengono affrescati con “motti” del Regime e scritte inneggianti al Duce. Dopo il 25 luglio 1943, con la destituzione di Mussolini e l’inizio della defascistizzazione, tutti questi dipinti murali vengono ricoperti con strati e strati di calce per nasconderli e dimenticarli.
Con il passare del tempo, però, la calce si è sciolta e gli affreschi sono tornati alla luce. Soltanto così è stato possibile iniziare a studiare la propaganda anche attraverso questo mezzo di comunicazione, a volte molto sottovalutato.
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La trincea, Josè Clemente Orozco (1922).
Si tratta di un particolare del grandissimo murale-manifesto del movimento muralista messicano, commissionato dal ministro Josè Vasconcelos e realizzato per l’anfiteatro Bolivar nella Scuola Nazionale preparatoria dell’Università di Città del Messico.
L’azione si sviluppa in un crescendo, parte dalla figura inginocchiata che piange e prosegue con l’uccisione del bracciante che tenta di difendersi con un fucile. La contrazione e la distensione dei corpi, così come i busti ben disegnati e l’attenta distribuzione della luce, fanno sì che questa sia ritenuta una delle rappresentazioni più intense del dolore della guerra civile.
La poetica del dipinto si avvicina molto a Le fucilazioni del 3 maggio di Goya ed evidenzia la tematica che più interessa a Orozco: l’uomo; un uomo che non riesce ad essere in armonia con il mondo, ma che non si arrende e continua a lottare. È un uomo che si rende conto di quanto il cammino sia duro, ma prosegue senza cedere perché ha profonda fiducia in se stesso. Le scene apocalittiche usate dall’artista servono per scuotere l’osservatore e per suscitare in lui un’azione che gli restituisca la dignità.
Il 2012 è l’anno in cui si festeggia il 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt e anche la Provincia di Milano ha partecipato alla grande commemorazione promuovendo la mostra a lui dedicata, visitabile dal 4 febbraio al 6 maggio presso lo Spazio Oberdan.
Nella prima sala del percorso espositivo è possibile ammirare i manifesti originali della Secessione viennese, accompagnati da alcuni numeri della rivista Ver Sacrum. Già da questo momento, complici le luci soffuse e i numerosi pannelli informativi, si ha l’impressione di trovarsi in una dimensione altra, in cui si percepisce molto facilmente lo spirito di innovazione e di cambiamento che dominavano il movimento; …
Alcuni diventano poliziotti per fare del mondo un posto migliore, altri diventano vandali per farne un posto più bello.
Banksy
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Il fregio di Beethoven risale al 1902 ed è il modo in cui Klimt ha contribuito alla mostra secessionista dedicata al musicista, collocata nel Palazzo della Secessione a Vienna.
Le tre pareti sono la rappresentazione del travagliato viaggio dell’anima umana, che raggiunge la gioia e la felicità soltanto attraverso l’arte. Al centro della prima (A) si può infatti notare la figura di un cavaliere che inizia il suo viaggio volgendo le spalle alle suppliche e forte della protezione di ambizione e compassione. La seconda (B) rappresenta le forze avverse, la malattia, la morte, la pazzia, l’angoscia, i vizi, ma anche i desideri in fuga verso la terza parte. L’ultima parete (C) ospita la figura consolatrice della poesia, le arti guidano il cavaliere verso il coro angelico e la felicità dell’abbraccio: è spogliato delle sue armi, ha vinto le forze ostili e cede all’eros.
Il fregio, come gran parte delle opere secessioniste, viene rifiutato dalla critica contemporanea.